LE MIE GAMBE NON VANNO BENE: quando il corpo diventa performance
- Posted by Elena Colombo
- autostima, body shape, corpo, DCA, dismorfopercezione corporea, percezione corporea, perfezionismo
“Le tue gambe non vanno bene.
Saresti più bella se ti impegnassi di più.
Se tu fossi più brava.
Se tu lo scegliessi come obiettivo.”
Questo commento e consiglio, fu il regalo di un fidanzato.
Avevo sedici anni.
Lui sosteneva che, per essere perfette, le gambe dovessero avere tre interspazi: uno tra le caviglie, uno nella parte alta dei polpacci e uno nel punto in cui cosce e glutei si incontrano.
Le mie gambe non riflettevano nessuna di quelle caratteristiche.
Oggi una teoria del genere suonerebbe alle mie orecchie come il rumore della latta di scatolette vuote, trascinate sull’asfalto.
Ma a quei tempi non solo ascoltai.
Ci credetti.
A supporto della sua teoria estetica, mi metteva davanti alla foto di una meravigliosa Eva Herzigova, stagliata sul muro della sua stanza.
Quell’immagine ha perseguitato la mia vista per tanto tempo.
Fu una specie di lavaggio del cervello, goccia a goccia di un’idea travestita da benevolo consiglio per diventare una versione migliore di me.
Oggi so che era violenza sottile sul mio corpo, nei pensieri, tra le cellule.
Ma a quei tempi no.
Osservavo quell’immagine scrupolosamente e mi sentivo l’incarnazione della distanza siderale tra quel canone e me.
Una prossemica abissale che, per anni, ha dato da mangiare alle mie insicurezze, umiliato il mio corpo e il mio valore personale.
Più di tutto, risuonavano quelle parole:
“Saresti più bella se ti impegnassi di più. Se tu fossi più brava.”
Una frase apparentemente motivazionale, ha dirottato le mie fragilità verso un dirupo agghindato da trampolino di miglioramento.
Non fu la parola bella a toccarmi.
Fu l’idea che, per essere perfetta, bastasse impegnarmi.
Quel brava mi ha fottuta.
Mi ha contaminata di un vento di performance e ha tracciato nella mia immaginazione un obiettivo indelebile:
sarei diventata brava.
A ogni costo avrei raggiunto l’obiettivo.
Superare i miei limiti era la mia possibilità di essere vista.
Accettata.
Amata.
LA DOVERIZZAZIONE DELL’AMORE
Non potevo essere amata perché non ero abbastanza brava da meritarlo.
Mi sembrava di avere in mano la verità.
Come avevo fatto a non capirlo prima?
E allora mi sono impegnata.
Ho massacrato le mie gambe.
Le ho portate allo sfinimento.
Le ho nascoste, criticate, combattute, incriminate, accusandole della mia infelicità.
Ho fatto patire la fame al mio corpo e denutrito il mio sentire.
Ho ridotto la relazione con il corpo alla performance e la mia idea di benessere alla disciplina necessaria per raggiungere un obiettivo.
L’Amore è diventato un dovere.
Se avessi fatto, avrei ricevuto in cambio uno sguardo di Amore.
Non fare, invece, mi avrebbe dissolto allo sguardo dell’altro.
DIVENTARE BRAVISSIMA
Essere brava, però, non bastava.
Bisognava puntare al diventare bravissima.
Facevo attività fisica, contavo le calorie, controllavo i centimetri che mi avvicinavano alla conquista di quegli interspazi che, nella mia testa, mi avrebbero avvicinata all’essere giusta, brava, vista, accolta, capace, in pace.
Eppure quella promessa di amore non si realizzava.
Le mie gambe mi hanno retto fino al giorno in cui hanno smesso di rendersi complici del mio delirio.
E mi hanno mollato.
Si sono paralizzate.
E con loro è crollato tutto il resto.
IL GIORNO IN CUI IL CORPO HA DETTO BASTA
L’ho capito in un letto di morte in vita: le mie gambe, il mio corpo, tutto quello che ero, non lo volevo perdere.
L’ho compreso in un soffio di respiro e di cuore.
Che se la Bellezza, per poter esistere ed essere riconosciuta, uccide o fa soffrire, allora non è bellezza.
Ho compreso che la bellezza non è un’idea, ma uno scambio d’amore e di dialogo costante tra il soffio dell’anima e un corpo che ne propaga l’energia, mettendola IN VISIBILE.
È quel “tutto qui” che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.
Il corpo sostiene.
Spinge nella direzione della vita e della luce.
Trova chiavi di equilibrio nel caos e nella frenesia quotidiana.
A differenza dei pensieri e delle idee, che tendono a frammentare, contorcere, stressare e sedurre, il corpo tiene l’intero, l’integro, il puro, il vitale.
Il corpo è il guardiano della vita.
Lingua madre dell’esistenza.
Miracolo, medicina e cura quotidiana, di cui nemmeno ci accorgiamo.
Il corpo non è una forma. Ma la sostanza che si attiva affinché noi possiamo essere vivi.
Ho imparato che il corpo sa dire basta.
Perché a volte dire basta è un atto di fede e il corpo ha l’umiltà di denunciare ciò che soffre.
E dove qualcosa soffre, qualcosa parla.
La chiamata per noi è imparare ad ascoltare ciò che in noi parla.
PERCHÉ TI STO RACCONTANDO QUESTO
Perché per sopravvivere al confronto e al giudizio degli altri, pensiamo che volgere lo sguardo altrove, verso ciò che manca, sia la via di realizzazione.
Perché la paura del giudizio fa perdere contatto con noi stessi e lucidità.
Perché ci hanno insegnato a guardare il difetto prima della persona.
A misurare.
A correggere.
A diventare la versione migliore di noi stessi, per sentire che abbiamo valore.
Quando invece dovremmo ricordarci di un’idea semplice:
L’Amore non è qualcosa che devi meritarti.
L’Amore non costa.
L’Amore è gratis.
E non ti chiederà mai di essere o di fare qualcosa per essere amata o amato.
E ALLORA, LE MIE GAMBE?
Un tempo volevo gambe perfette.
Oggi mi muovo per il mondo con le gambe che ho.
Viaggiamo finalmente insieme.
E mi sembrano un miracolo.
Non perché abbiano gli interspazi.
Ma perchè sono vive e, soprattutto, vegete.
E oggi guardo il corpo, la bellezza e l’immagine con occhi diversi.
Non come progetti da correggere o versioni da migliorare.
Ma come intelligenze originarie a cui dare il permesso di esprimersi.
E che mi sento chiamata ad accendere e a diffondere nella mia vita e nel mio lavoro.
Con tutto l’Amore,
Elena Safi
Se questa storia ti ha toccata, forse c’è una parte di te che ha bisogno di essere ascoltata, non corretta.
Se questa storia ti ha fatto pensare a qualcuno che conosci e potrebbe avere bisogno di aiuto, magari può riconoscersi in questa esperienza.
E se lo desideri puoi scrivermi: e.colombo@ecimmagine.com


0 Commenti