IL VERO SIGNIFICATO DELLA PERFEZIONE: perché vedi solo i tuoi difetti
- Posted by Elena Colombo
Ci hanno insegnato che la perfezione significa non avere difetti.
Ma questa idea può diventare una prigione, soprattutto quando riguarda il nostro corpo.
Forse il problema non è ciò che vediamo allo specchio, ma il modo in cui abbiamo imparato a guardarlo.
EPPURE PERFETTO NON SIGNIFICA PRIVO DI DIFETTI
Nel mondo antico, la parola perfetto aveva un significato molto diverso da quello che gli attribuiamo oggi.
In origine perfetto si usava per indicare qualcosa di compiuto, intero, completo.
Qualcosa che fosse giunto alla sua piena realizzazione.
Nel tempo, soprattutto nella cultura occidentale, il termine perfetto ha iniziato a essere usato con il significato che condividiamo mediamente tutti: qualcosa di impeccabile, privo di difetti o conforme a un ideale assoluto.
Ma è un equivoco.
Se torniamo nel passato, Seneca diceva che:
“Una bella donna non è quella di cui si ammirano le caviglie o le braccia, ma colei il cui aspetto generale vi fa dimenticare le singole parti”.
Lo so che può sembrarti semplicistico credere che possa essere così.
Ma questa è l’idea che può avvicinarti a comprendere almeno tre cose fondamentali che possono trasformare la percezione della tua immagine corporea.
IL PROBLEMA NON SONO I DIFETTI: E’ LO SGUARDO FRAMMENTATO
1. Più concentri lo sguardo sulle parti che non ti piacciono, più il tuo cervello le userà come prova per confermare l’idea che hai di te.
Lo specchio smetterà di mostrarti il tuo corpo e inizierà a riflettere soltanto la tua convinzione che, per te, diventerà realtà assoluta.
2. La conseguenza immediata che generi soffermandoti sulle singole parti, è la perdita dell’insieme del tuo corpo, della tua immagine, del tuo aspetto.
In sintesi ti giochi totalmente lo sguardo sull’aspetto generale, che fa dimenticare le singole parti di cui parla Seneca.
3. La conseguenza sul lungo periodo riguarda il senso di frammentazione:
Guardarsi a pezzi conduce, letteralmente, a sentirsi a pezzi.
Quella condizione che fa sentire mancanti, non abbastanza, interrotte, difettose, che porta a uno stato confusionale rispetto alla percezione che si ha di sé, con tutta l’insicurezza che ne deriva.
Noi non soffriamo perché abbiamo dei difetti.
Soffriamo perché abbiamo imparato a guardare noi stessi in modo frammentato.
L’INSIEME VIENE PRIMA DEI DETTAGLI
Ti cito un esempio.
Quando sei in visita a una mostra e osservi un quadro, non guardi la singola pennellata con cui è stato dipinto un fiore.
Prima percepisci l’insieme.
È l’insieme che ti emoziona.
Solo dopo ti avvicini ai dettagli, ma sarai già innamorata di quel quadro.
Moltissime donne che ho incontrato nelle sessioni di body shape, conoscono con precisone millimetrica ogni dettaglio che percepiscono come difettoso.
Ma non hanno mai colto l’insieme.
Non si sono mai innamorate.
IL CORPO NON E’ UN INSIEME DI DIFETTI DA CORREGGERE, MA INTEREZZA
Quando riporto alle clienti lo sguardo sulla loro proporzione corporea, equilibrata e femminile, mi dicono che non ci avevano mai fatto caso.
Consapevolizzata l’armonia della figura corporea intera, allora le faccio immaginare di sostituire la parti percepite come difetti con il loro ideale.
A quel punto si accorgono che l’effetto che otterrebbero non sarebbe più armonico.
Che il corpo smetterebbe di suonare l’accordo.
Di testimoniare la propria compiutezza, originale e unica.
Con questo piccolo esercizio di consapevolezza e di integrazione, ciò che fino a un attimo prima era considerato difettoso, diventa spesso uno degli elementi che, invece, garantisce la bellezza d’insieme.
Quello che voglio dirti è che la tua immagine nasce nell’unione di tutte le parti corporee, fuse anche con ciò che indossi e a come si muove l’insieme.
Con l’etimologia del termine perfetto, gli antichi non ci hanno lasciato in eredità solo una parola, ma l’invito a compierci.
Smettendo di inseguire un’immagine ideale per riconoscere la propria.
Incontrando il corpo nella sua interezza.
Scegliendo abiti che parlino la propria lingua.
Usando il colore come un’estensione della propria identità.
Imprimendo un gesto o un movimento che non imitano nessuno.
Sorridendo senza chiedere il permesso.
Non è la perfezione che ti rende perfetta.
Ma la capacità di riconoscere l’insieme.
E il passo che puoi compiere per unire i puntini e dare alla luce la costellazione che sei.
Questo è il punto da cui nasce il mio lavoro di consulenza d’immagine: aiutarti a riconoscere, valorizzare e rendere visibile ciò che già appartiene alla tua unicità.
Se vuoi conoscermi puoi scrivermi e raccontarmi di te: e.colombo@ecimmagine.com
Tanta LUZ, Elena


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